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Abomey
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mwfqAbomey è il capoluogo del mwfgdipartimento di Zou, nello Stato del mwfwBenin con mwga87 941 abitanti (stima mwgq2006)cite-ref-1[1].Dista circa mwhg100 km dalla costa.
La città è nota soprattutto per la sua importanza storica: fu infatti capitale del mwiaregno di Dahomey, fondato nel mwiq1625 e caduto con l'occupazione mwigfrancese alla fine del mwiwXIX secolo. I mwjaPalazzi reali di Abomey, dichiarati mwjqPatrimonio dell'umanità dall'mwjgUNESCO nel mwjw1985, sono testimonianza di questo antico regno. Pur essendo meno importante che in passato, Abomey è una delle principali mete mwkaturistiche del Benin. Abomey è oggi la capitale del Dipartimento di Zou, non va perciò confusa con mwkqAbomey-Calavi situata più a sud, nel Dipartimento dell'Atlantique, che è invece sede di una delle due mwkgUniversità del Benin.
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Abomey fu la mwmwcapitale dell'antico regno di Dahomey, fondato nel 1625 dall'mwnaetnia mwnqFon. La città era circondata da un mwngmuro di mwnwfango con una circonferenza stimata in quasi 10 chilometricite-ref-2[2], con sei mwpaporte e protetto da un fossato profondo un metro e mezzo, riempito di mwpqacacie spinose (questo era il tipico sistema difensivo dell'Africa occidentale). All'interno delle mura sorgevano alcuni villaggi separati da campi coltivati, i palazzi reali, una mwpgpiazza del mwpwmercato e un'altra grande mwqapiazza in cui aveva sede la mwqqcaserma dell'esercito.
Il regno prosperò per diversi secoli. All'arrivo degli mwqwEuropei, i Fon del Dahomey diventarono mercanti di schiavi, arrivando a controllare buona parte del mwratraffico degli schiavi dell'Africa occidentale. Nel novembre del mwrq1892 mwrgBehanzin, l'ultimo re indipendente del Dahomey, dopo essere stato sconfitto dalle forze mwrwcoloniali mwsafrancesi, diede fuoco alla città e fuggì verso nord. L'amministrazione coloniale francese ricostruì Abomey e la unì alla costa tramite una mwsqferrovia.
I Palazzi reali di Abomey
I palazzi furono costruiti fra il mwtqXVII e il mwtgXIX secolo. Sono un gruppo di costruzioni in terra e rappresentano uno dei più famosi e rilevanti siti storici dell'mwtwAfrica occidentale. Le strutture furono edificate dai dodici re che si susseguirono alla guida del regno dal mwua1695 al mwuq1900. Nello stesso arco di tempo, il complesso dei palazzi si arricchì di mwugsculture, mwuwbassorilievi e mwvamurales. I bassorilievi, in particolare, hanno un elevatissimo valore storico in quanto (in un regno che non aveva una mwvqlingua scritta) venivano usati per documentare le vicende dei re, le vittorie militari, nonché le usanze e i rituali dell'epoca. Dai bassorilievi, per esempio, sappiamo che l'esercito di Dahomey era composto in parte di battaglioni di donne-guerriero.
I palazzi furono in gran parte distrutti dall'incendio del mwvw1892, voluto da mwwaBehanzin. La costruzione principale sfuggita alla distruzione, chiamata Salle des Bijoux ("sala dei gioielli"), era il palazzo di un regnante precedente. Nel mwwg1984 un mwwwtornado danneggiò ulteriormente i palazzi, e l'anno successivo l'mwxaUNESCO dichiarò il complesso mwxqPatrimonio dell'umanità, anche allo scopo di proteggerlo. Le mura che contengono i bassorilievi tuttavia sono ancora in pericolo a causa dell'esposizione alle intemperie e dell'azione di mwxgtermiti e altri mwxwinsetti. Dal mwya1993, 50 dei 56 mwyqbassorilievi che decoravano le mura eretta da re Glèlè sono stati rimessi sulla struttura ricostruita. I palazzi sono usati tutt'oggi per le cerimonie reali.
Note
cite-note-11. ↑ mwaqmwagmwawStima popolazione nel 2006 da GeoHive, su mwbageohive.com. mwbqURL consultato il 30 ottobre 2012.
Voci correlate
Altri progetti
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• Wikizionario
• Wikimedia Commons
• Wikivoyage
• Wikizionario contiene il lemma di dizionario «Abomey»
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Abomey
• Wikivoyage contiene informazioni turistiche su Abomey
Collegamenti esterni
• mwfwValeria Blais – mwgaAbomey in mwgqEnciclopedia Italiana, mwggIstituto dell'Enciclopedia Italiana, 1929
• mwhaMuseo storico di Abomey, su epa-prema.net. URL consultato il 3 aprile 2006 (archiviato dall'url originale il 12 giugno 2012).
• mwhgPagina del sito dell'UNESCO su Abomey, su whc.unesco.org.
• mwiaScheda su Abomey presso history.com, su history.com.